di Stefano Grimaldi
Nel 500 il Perù fu invaso dai conquistadores spagnoli che, ammaliati dalle riserve aurifere del Paese, diedero inizio a una delle più sanguinose e aggressive colonizzazioni della storia umana.
Successivamente questa parte del Sudamerica vide l’arrivo di europei, africani, giapponesi e cinesi in particolare modo.
Nel corso dei secoli tali influenze culturali e il melting pot, a caro prezzo, innescarono una fusione capace di diventare uno dei Paesi più ricchi di risorse anche alimentari.
Il nome del ristorante in oggetto, ubicato nel quartiere San Paolo di Torino, è un alluso peruviano derivato dalle antichissime gesta dei conquistadores i quali, definivano con questa frase “qualcosa di gran valore”, con evidente riferimento all’oro presente nella terra degli Incas.
Le specialità del ristorante sono impostate con mano equilibrata dallo Chef, nativo, ricercatore dei migliori prodotti provenienti dalla sua terra d’origine e dalla migliore offerta del mercato mediterraneo.
Spiccano quindi dei piacevolissimi Chevice (piatto nazionale prevalentemente a base di pesce marinato e verdure), carni pregiate accompagnate da prodotti ortofrutticoli peruviani, menzione speciale al polpo laccato, con patate dolci e polvere di olive del Perù. Squisito il dessert El Dorado a base di Lucuma (frutto tipico utilizzato per dolci e gelati)
Sorpresa Vini: Malbec e Sauvignon su tutti, prodotti in Perù, che gareggiano coi migliori omonimi argentini o francesi.
Una sosta resa piacevole anche dalla colta loquela della proprietaria, dispensatrice di storia e cultura territoriale d’origine.
Quì, mangiando s’impara.



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